lunedì 22 maggio 2017

Algorithmia: colorare immagine in bianco e nero con un'App

La colorazione di un'immagine in bianco e nero con Photoshop richiede enormi abilità e una grande quantità di tempo.  Un’alternativa  è  la app Algorithmia.


Lanciata un anno fa da Richard Zhang e un team dell'Università della California, Algoritmia un'App che colora le immagini automaticamente. L’app nel corso di un‘anno è  stata molto migliorata.  La versione vecchia è completamente automatica e per usarla è sufficiente inserire un link verso un’immagine e attendere che il sistema aggiunga i colori e salvare l'immagine (per utilizzare la vecchia versione clicca qui). 


La nuova versione è più precisa, ma richiede l’aiuto dell’utente. Quando inseriamo l'immagine in bianco e nero, l'applicazione esegue automaticamente la colorazione con la tavolozza dei colori che suggerisce. Dopo di che, possiamo modificarne i colori per migliorare ulteriormente la colorazione. Per vedere come funziona guarda il video sotto.


L'app è disponibile su GitHub per il download.
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mercoledì 17 maggio 2017

Bruce Gilden: maestro della street photography

Amo le persone che ho fotografato. Voglio dire, sono miei amici. Non ho mai conosciuto la maggior parte di loro o non li conosco affatto, ma attraverso le mie immagini vivo con loro”.


Considerato uno dei massimi esponenti viventi della Street Photography, Bruce Gilden è membro della prestigiosa agenzia Magnum Photos dal 1998. Famoso per i suoi metodi poco ortodossi, Gilden fotografa “in faccia” ai suoi soggetti, provocandone volutamente una reazione.

Vita e opera di Bruce Gilden

Nato a Brooklyn, New York, nel 1946, Gilden studia sociologia presso la Penn State University, prima interessarsi alla fotografia. Compra una macchina fotografica Miranda e inizia a frequentare dei corsi notturni presso la School of Visual Arts di New York.


Ben presto trova il suo sistema di lavoro in una Leica M6 con obiettivo 28mm e l’uso di un flash esterno separato dalla camera. Il primo progetto personale a lungo termine di Gilden, dal 1968 fino alla fine degli anni '80, vede protagonista Coney Island, la leggendaria spiaggia di New York. Le forti forme dinamiche delle immagini scattate dal fotografo statunitense nell’arco di vent’anni, riuniscono l’eccentrico e l’ordinario, sotto uno sguardo grottesco. Da questo progetto nasce il libro Coney Island, pubblicato nel 2002.


Nel 1984 Bruce Gilden inizia a lavorare ad Haiti. Attratto dalla singolare miscela di passione e apatia della gente, torna nell’isola durante dieci anni. Il lavoro fotografico, sintesi di crudeltà e fatalismo, resistenza e disperazione, viene pubblicato nel 1996 e vince il prestigioso Premio Europeo per la Fotografia.


Nonostante i numerosi viaggi all'estero, Bruce Gilden torna sempre al suo progetto di vita, le strade di New York City, dove ha iniziato a fotografare nel 1981. Il lavoro a New York diventa, con il tempo, sempre più estremo. Le distanze tra il fotografo e i soggetti si riducono sempre di più. Il fotografo invade lo spazio dei passanti alla ricerca delle reazioni che nascono dal confronto. Da questo lavoro nascono due libri, "Facing New York" del 1992 e "A Beautiful Catastrophe", del 2005.


Molto interessante è il progetto che Bruce Gilden realizza in Giappone. Gilden si concentra sul lato più scuro del Sol Levante. Le immagini di questo progetto, pubblicate nel libro "Go", si dividono in tre categorie: le bande di Yakuza (la mafia giapponese), la vita senza tetto e i Bosozoku (le bande di teppisti motorizzati).


Legato da sempre al bianco e nero, nell’ultimo periodo Gilden si avvicina al digitale a colori. Nascono dei ritratti estremi. La strada non risulta più visibile. Le immagini sono interamente riempite da visi schiacciati da un eccessivo grandangolo. Il risultato è impattante. Gilden sceglie persone che sono state colpite dalla vita stessa (poveri, alcolizzati, senza tetto) e ne ritrae i visi indifesi, spingendo sulla bruttezza e l’eccentricità. Da questo progetto nasce il libro "Face".

Lo stile di Bruce Gilden

Affascinato dalle persone in strada, il lavoro di Bruce Gilden si caratterizza per un uso della composizione non convenzionale, dettato dall’uso del grandangolo e dalla scelta di ricercare spesso angolazione dal basso che rendono i soggetti più grandi. Maestro assoluto nel cogliere l'energia della città, Gilden sfida i suoi soggetti. L’uso di un flash esterno aiuta a far emergere i personaggi, donando un’incredibile profondità alle immagini.


Il suo stile provoca sentimenti contrastanti e si potrebbe discutere su quanto queste immagini siano eticamente corrette. Tuttavia il risultato è spettacolare e lo stile del fotografo statunitense risulta molto imitato dalle giovani generazioni di street photography. Vi invito a guardare il video in basso per vedere la metodologia di lavoro del fotografo americano.



Premiato nel 2013 con la Guggenheim Fellowship, il lavoro del fotografo americano è stato esposto in tutto il mondo e fa parte di molte collezioni permanenti, tra le tante quelle del MOMA, del Victoria & Albert Museum di Londra e del Museo Metropolitano di Tokyo.


Vi consiglio di dare uno sguardo alla pagina web dell'artista  per avere una visione completa della sua opera. 



Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.
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giovedì 11 maggio 2017

Phase one IQ3 Achromatic, 100 Megapixel in bianco e nero

Phase One ha presentato il primo dorso digitale per medio formato in bianco e nero. Si tratta del IQ3 100mp Achromatic, che vanta una risoluzione di 100 megapixel.
IQ3 100mp Achromatic è la versione in bianco e nero del precedente supporto a colori IQ3 100mp. Il nuovo sensore non include il classico filtro Bayer, pertanto ogni pixel non registra informazioni di colore, ma cattura unicamente il massimo livello di dettaglio, sfumature e luminosità, offrendo un ventaglio di nuove opportunità per esplorare il fascino senza fine della fotografia in bianco e nero. IQ3 100MP è il dispositivo di acquisizione più sensibile alla luce oggi disponibile nel mercato. L'enorme gamma dinamica a disposizione si unisce ad una sensibilità alla luce che promette grandi prestazioni in sensibilità ISO fino a 51.200


Compatibile con il sistema IQ3 delle telecamere XF e su una vasta gamma di fotocamere medio formato, il nuovo dorso è un prodotto di nicchia per la fotografia professionale di altissimo livello. Il prezzo di lancio, non proprio accessibile, di $ 50.000, rende tuttavia difficile pensare che l'acquirente non opti, in ogni caso, per il sistema a colori del sensore IQ3 100mp.

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lunedì 8 maggio 2017

La vignetta fotografica: Cheese e Foto

Continua la sezione del Blog dedicata al divertimento! Grazie ai contributi del vignettista Carlo Urzì che analizza tematiche relazionate alla fotografia attraverso l'occhio della satira. 

La vignetta fotografica: Cheese e foto


Se volete vedere le altre vignette realizzata da Carlo Urzì, cliccate sui link sottostanti:
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martedì 2 maggio 2017

Erich Salomon: maestri della fotografia

Erich Salomon nasce a Berlino nel 1886, da una famiglia di origine ebraica. Tutta la sua attività di fotografo si concentra in soli 5 intensi anni, dal 1928 al 1933. Inizialmente Salomon studia giurisprudenza. Chiamato alle armi nel 1914, durante il conflitto rimane prigioniero dell’esercito francese fino alla conclusione dello stesso. 


La famiglia di Salomon analogamente a molte altre famiglie della classe media, era andata in rovina a causa della guerra. La situazione economica del dopoguerra non era favorevole per intraprendere la carriera di avvocato, pertanto Salomon si vede costretto ad arrangiarsi con differenti lavori. Dopo un po’ di tempo trova un lavoro nel settore pubblicitario della casa Ullstein. Uno dei compiti principali di Solomon consiste nel controllare che siano rispettati i contratti conclusi con i cittadini, che affittavano i muri delle loro case, affinché si attaccassero i manifesti pubblicitari. 


Salomon prende parte a numerosi contenziosi e utilizza spesso la fotografia come prova testimoniale per i tribunali. Ben presto si rende conto come il mondo fotografico possa essere redditizio, compra una camera e si mette in proprio. Nel 1928 le sue prime immagini, relative a un processo di omicidio, appaiono sul Berliner Illustrierte


Erich Salomon diventa ben presto famoso pubblicando servizi fotografici su personaggi della politica e della cultura, ritratti spesso a loro insaputa, nel corso di riunioni e incontri preclusi alla stampa. L’ambizione del lavoro fotografico di Salomon è fare del mezzo fotografico uno strumento di comprensione del mondo. Le sue immagini si caratterizzano per la loro semplicità. Pioniere del fotogiornalismo moderno, il fotografo abbandona il rigore formale e il parametro della nitidezza, a scapito d’immagini che comunicano l’emozione del momento


Salomon si serve inizialmente di una camera Ermanox con lastre di vetro, una fotocamera dotata di una lente F/2 molto luminosa per l’epoca, che gli consente di fare a meno dell’uso dei flash in interni. Il limite di questa fotocamera era una profondità di campo limitata, per cui era necessario ovviare con una stretta vicinanza al soggetto ritrattato. Dopo l’Ermanox, Salomon passa alla Leica che usava una pellicola 35 mm.

Il lavoro fotografico di Erich Salomon non si limita a riprendere uomini di stato e famosi durante gli atti di rappresentanza, ma ne investiga i momenti più intimi, quei "momenti di disattenzione", dove regna la stanchezza, la rabbia o la sorpresa. Se prima le figure pubbliche erano ritrattate con immagini dal copione rigido, che evidenziavano la forza e il potere della loro responsabilità politica, Salomon contribuisce a restituirci dei ritratti “umani” delle personalità dei suoi tempi.


Se in un primo tempo le incursioni nascoste di Salomon (definito il “re degli indiscreti” e “il primo paparazzo della storia”) erano viste come un pericolo dai potenti, ben presto gli stessi capirono come i mezzi di comunicazione di massa potessero determinare i movimenti di opinione della massa. La voce fotografica di Erich Salomon viene messa a tacere dal regime nazista. Costretto a fuggire dalla Germania per rifugiarsi in Olanda, Salomon viene catturato e deportato nel campo di concentramento di Aushwitz, dove muore con la famiglia nel 1944.


Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.

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mercoledì 26 aprile 2017

Corrispondenza colore con Photoshop

Il comando Corrispondenza colore crea una corrispondenza di colori tra più immagini, tra più livelli o tra più selezioni. Attraverso questa regolazione possiamo inoltre regolare i colori di un’immagine cambiando la luminanza e l’intervallo cromatico, nonché eliminare una dominante di colore.



Nel video tutorial in basso dell'utente youtube SemplicPc potete vedere  come utilizzare il  metodo di regolazione corrispondenza di colore in Photoshop.


Per guardare la lista dei tutorial per Photoshop già pubblicati nel Blog cliccate qui. Per vedere la guida completa di 50 video tutorial degli esperti Adobe Photoshop cliccate qui.
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martedì 18 aprile 2017

Light L16: fotocamera con 16 obiettivi da 52 MegaPixel

La Light L16 è una macchina fotografica multi-lente da 52 MegaPixel. La tendenza ad integrare fotocamere doppie, partita dagli smartphone, trova nella L16 la sua estrema evoluzione.


Sottile e dalla forma rettangolare, poco più grande di una normale compatta, la nuova fotocamera è dotata di 16 differenti sensori, ognuno da 13 MegaPixel. Cinque di questi sono dotati di un obiettivo da 35 millimetri, altri cinque da 70 millimetri e sei da 150 millimetri. 


La Light L16 sfrutta le potenzialità dei vari tipi di obiettivi per l'acquisizione di una immagine con diverse informazioni di messa a fuoco, lunghezza focale ed esposizione. Grazie a ciò, è possibile avere un'immagine da 52 MegaPixel particolarmente ricca di dettagli, che lascia in fase di post produzione la possibile modifica di profondità di campo, esposizione e messa a fuoco. La L16 è dotata di Android e di un modulo Wi-Fi per la condivisione online.


Il prezzo di listino è di 1699 Dollari, una cifra che sta dividendo il web, ma che appare giustificata per il grande sforzo innovativo del team di Light. Per vedere esempi di fotografie scattate con la nuova L16 vi rimando a questo link.
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lunedì 10 aprile 2017

Eugène Atget - Maestri della Fotografia

Le immagini di Eugène Atget hanno documentato sistematicamente, nell’arco di trent’anni, l’architettura e l’assetto urbano della vecchia Parigi. Considerato un maestro della fotografia, Atget ha vissuto in miseria e il suo lavoro è diventato famoso solo dopo la sua morte.

La vita di Eugène Atget

Jean Eugène Atget nasce il 12 febbraio 1857 a Libourne, vicino a Bordeaux. I genitori, che erano degli artigiani, muoiono quando Eugène ha appena cinque anni. Cresciuto con i nonni, lavora come marinaio fino al 1878, quando si trasferisce a Parigi per entrare nel mondo del teatro. A causa di un'infezione alle corde vocali abbandona il teatro e si dedica, prima alla pittura e poi alla fotografia


Il suo progetto fotografico di mappatura per immagini della Vecchia Parigi inizia nel 1897 e segue fino alla sua morte nel 1927. Atget vende i suoi scatti i in giro per la città, soprattutto ai turisti, finché alcune istituzioni come la Bibliothèque historique de la ville de Paris iniziano ad acquisire i suoi lavori. Scarsamente compreso dai suoi contemporanei, muore in miseria nel 1927. 


Solo a partire dal 1921, il suo lavoro aveva ottiene l’attenzione del movimento surrealista. I surrealisti rimangono affascinati dalla capacità delle fotografie di Atget di rivelare il carattere profondamente straniante degli spazi ordinari. Dopo la morte di Atget, Berenice Abbott acquista molti negativi del fotografo e contribuisce alla diffusione del suo lavoro, scrivendo su di lui saggi e libri fotografici. 

L’opera fotografica di Eugène Atget 

Con la sua collezione di documenti visivi, costituita da quasi 10.000 lastre di vetro eseguite tra il 1857 e il 1927, Atget ha documentato, attraverso la memoria fotografica, l’anima di una Parigi che stava per cambiare. L’opera fotografia del fotografo francese è circoscritta all’interno del perimetro della “Vieux Paris” pre rivoluzionaria, quella antecedente alle radicali trasformazioni urbane imposte dal barone Haussmann


Immagini che mostrano, le strade, i sobborghi, le insegne, gli hotel e i bordelli. Atget fotografa spesso gli stessi luoghi da differenti punti di vista e in diversi momenti. La Parigi di Atget, tuttavia, appare silenziosa e misteriosa. Le immagini vedono la quasi totale assenza della figura umana. Il centro urbano appare avvolto in un vuoto, quasi metafisico. Atget scattava soprattutto all’alba o nelle prime ore del giorno, ricercando, con cura, gli spazi non affollati della città. 


Il fotografo francese predilige, spesso, la costruzione di campi visivi piuttosto ampi, che tendono a suggerire l’atmosfera dell’ambiente.  Solo a volte si concentra sui dettagli. Si serviva di una macchina 18 x 24 a soffietto ed un sistema di lenti che consentiva di cambiare lunghezza focale, creando, spesso, delle caratteristiche vignettature nei bordi dell’inquadratura. 


Le stampe di Atget si distinguono per le profonde ombre e le luci slavate. Anche se molti ipotizzano che questo effetto sia dovuto ad una tecnica di stampa superficiale, costituiscono un marchio stilistico e concettuale dell'autore. L’approssimazione contribuisce a sottolineare quell’alone di sogno e di mistero che contraddistingue le scene i suoi quadri. 


Le immagini di Atget sembrano anonime. Tuttavia ogni foto sembra nascondere al suo interno diversi elementi di interesse.  Lo spettatore si ritrova a vagare alla ricerca di un perché, per scoprire diverse stratificazioni dell'immagine. Berenice Abbott scrisse riguardo al suo lavoro: "Sarà ricordato come uno storico urbanista, un vero e proprio romantico amante di Parigi, il Balzac della fotocamera, dal cui lavoro siamo in grado di tessere una grande arazzo della civiltà francese ”.


Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.



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giovedì 6 aprile 2017

Timbro clone in Photoshop

Il Timbro Clone è uno strumento che permette di copiare una porzione di un livello per replicarla in un’altra area dello stesso, in modo immediato e veloce.


Nel video tutorial in basso dell'utente youtube SemplicPc potete vedere  come utilizzare questo tool per clonare con Photoshop.


Per guardare la lista dei tutorial per Photoshop già pubblicati nel Blog cliccate qui. Per vedere la guida completa di 50 video tutorial degli esperti Adobe Photoshop cliccate qui.
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martedì 4 aprile 2017

La vignetta fotografica: "L'ultimo scatto"

Continua la sezione del Blog dedicata al divertimento! Grazie ai contributi del vignettista Carlo Urzì che analizza tematiche relazionate alla fotografia attraverso l'occhio della satira. 

Errori da assistenti: "L'ultimo scatto"


Se volete vedere le altre vignette realizzata da Carlo Urzì, cliccate sui link sottostanti:
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lunedì 3 aprile 2017

Regolazione Curve di Photoshop

Scoprite come usare la regolazione Curve di Adobe Photoshop per regolare colori e tonalità di un'immagine e per aggiungere contrasto. Il comando Curve è uno dei principali strumenti utilizzati per correggere le nostre immagini in Photoshop.


Le curve regolano l’intera gamma tonale, dalle luci alle ombre, permettendo di accedere anche ai singoli canali che compongono l’immagine. Nei video tutorial in basso dell'utente youtube SemplicPc potete vedere due lezioni che spiegano in maniera semplice e dettagliata come utilizzare questo importante strumento di regolazione dell’immagine in Photoshop.




Per guardare la lista dei tutorial per Photoshop già pubblicati nel Blog cliccate qui. Per vedere la guida completa di 50 video tutorial degli esperti Adobe Photoshop cliccate qui.

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mercoledì 29 marzo 2017

Jacob Riis: padre della fotografia sociale

Quando nulla sembra aiutarmi, mi piace guardare uno spaccapietre e come martella la sua roccia, forse anche cento volte senza mai avvertire neanche una piccola crepa. Poi al cento-unesimo colpo, la pietra si spacca in due. E io so che non è stato l’ultimo colpo a spaccarla, ma tutti quelli che ci sono stati prima”.


Jacob Riis è famoso per avere documentato le misere condizioni di vita degli immigrati nei bassifondi di New York alla fine dell’Ottocento. E’ considerato uno dei padri della fotografia sociale. Quando parliamo di fotografia sociale non intendiamo un preciso genere fotografico, quanto piuttosto una ricerca fotografica che si caratterizza per una specifica sensibilità e un atteggiamento di fronte alla realtà sociale, volta a stimolare una reazione di fronte a delle specifiche condizioni umane. 

Jacob Riis nasce nel 1849 a Ribe, in Danimarca. Terzo di quindici fratelli lavora come falegname, prima di emigrare, in cerca di fortuna, negli Stati Uniti nel 1870, all’età̀ di ventuno anni. Qui i sogni che lo avevano spinto alla partenza si scontrano con una dura realtà fatta di povertà. New York stava vivendo un incontrollato flusso migratorio interno ed esterno. A causa della crisi determinata dalla guerra civile, vi era stato un esodo dei contadini verso la città. Ad esso, si aggiungeva il flusso continuo di migranti provenienti dal Vecchio Continente.


Jacob lavora come minatore, carpentiere e venditore ambulante. Nel 1877 diventa giornalista di cronaca nera per il New York Tribune. Riis manifesta da subito interesse per la condizione di miseria in cui erano costretti a vivere gli abitanti del Lower East Side. Consapevole di come il solo uso della parola scritta non avesse abbastanza potere di convinzione, decidere di aggiungere alle sue storie le immagini fotografiche. I suoi articoli e le sue foto dei bassifondi newyorkesi, redatti per la rivista Scribner’s Magazine e sul New York Sun confluiranno nel libro “Come vive l’altra metà” (How the Other Half Lives), pubblicato nel 1890 da parte della casa editrice Charles Scribner’s Sons.

Il libro: "Come vive l’altra metà"

Al momento della pubblicazione del libro, le tecniche di riproduzione tipografica delle fotografie lasciavano ancora molto a desiderare. Delle 35 immagini che lo illustrano, solo sedici furono stampate a mezza tinta, con una qualità abbastanza bassa, mentre le restanti furono pubblicate sotto forma di disegni tratti dalle stesse foto.


Attraverso la sua indagine, Riis voleva dimostrare come gli indigenti lasciati in quello stato potessero essere pericolosi per la città. Le vicende che Jacob Riis porta alla luce non sono solamente umane. La sua indagine abbraccia la struttura architettonica ed urbana. Il libro viene corredato anche da piante della città e dati statistici che analizzano la struttura degli slums di New York. Il successo è immediato: nei seguenti 5 anni, vengono pubblicate 11 edizioni del libro. Theodore Roosevelt, allora Commissario della polizia di New York, decide di chiudere gli squallidi ospizi per poveri gestiti dalle forze di polizia.


Facendo appello alle coscienze e alle paure della classe medio-alta, la denuncia di Riis sortisce l’effetto desiderato, contribuendo all’attuazione di un piano di progressivo adeguamento delle abitazioni a delle condizioni più umane. Come scrive Gisèle Freund: «Per la prima volta la fotografia diventa un’arma nella lotta per il miglioramento delle condizioni di vita degli strati poveri della società». 


Riis continua le sue campagne riformiste, sia attraverso varie conferenze, che per mezzo della pubblicazione di un secondo libro: “Children of the Poor”. Nonostante il grande successo in vita, dopo la sua morte, le sue fotografie cadono nel dimenticatoio.Vengono riscoperte soltanto nel 1947, quando il fotografo Alexander Allan, impegnato a documentare il passato delle comunità etniche newyorchesi, si imbatte in una copia di How the Other Half Lives, in un negozio di libri usati.


Riis fu uno dei primi in America ad usare un flash a polvere di magnesio. Egli stesso, con il suo compagno Henry G. Piffard, aveva modificato la formula inventata in Germania nel 1887, per rendendola meno pericolosa. La luce rivela spietata gli squallidi interni e i vicoli scuri, teatro delle vite degli indigenti. Lo sguardo di Riis irrompe, a volte, all’interno delle scene, riuscendo a cogliere i momenti nascosti dalle tenebre, come nella foto An All-Night Two-Cent Restaurant (vedi in basso).


Riis coglie un momento in cui il mondo, nascosto dal buoi, si presenta senza difese, fotografando un ristorante che permetteva di dormire sui tavoli per soli due centesimi. Altre volte le immagini di Jacob Riis cercano la posa, cercano la forza emotiva attraverso l'estetizzazione della tragedia. Sembrano quasi ricercare un linguaggio che non sia mai troppo crudo e aspro, per consentire una visione velata ad un pubblico che rigetterebbe l'orrore della realtà.


Per vedere il lavoro completo dell'autore, vi rimando qui. Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.
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