martedì 18 aprile 2017

Light L16: fotocamera con 16 obiettivi da 52 MegaPixel

La Light L16 è una macchina fotografica multi-lente da 52 MegaPixel. La tendenza ad integrare fotocamere doppie, partita dagli smartphone, trova nella L16 la sua estrema evoluzione.


Sottile e dalla forma rettangolare, poco più grande di una normale compatta, la nuova fotocamera è dotata di 16 differenti sensori, ognuno da 13 MegaPixel. Cinque di questi sono dotati di un obiettivo da 35 millimetri, altri cinque da 70 millimetri e sei da 150 millimetri. 


La Light L16 sfrutta le potenzialità dei vari tipi di obiettivi per l'acquisizione di una immagine con diverse informazioni di messa a fuoco, lunghezza focale ed esposizione. Grazie a ciò, è possibile avere un'immagine da 52 MegaPixel particolarmente ricca di dettagli, che lascia in fase di post produzione la possibile modifica di profondità di campo, esposizione e messa a fuoco. La L16 è dotata di Android e di un modulo Wi-Fi per la condivisione online.


Il prezzo di listino è di 1699 Dollari, una cifra che sta dividendo il web, ma che appare giustificata per il grande sforzo innovativo del team di Light. Per vedere esempi di fotografie scattate con la nuova L16 vi rimando a questo link.
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lunedì 10 aprile 2017

Eugène Atget - Maestri della Fotografia

Le immagini di Eugène Atget hanno documentato sistematicamente, nell’arco di trent’anni, l’architettura e l’assetto urbano della vecchia Parigi. Considerato un maestro della fotografia, Atget ha vissuto in miseria e il suo lavoro è diventato famoso solo dopo la sua morte.

La vita di Eugène Atget

Jean Eugène Atget nasce il 12 febbraio 1857 a Libourne, vicino a Bordeaux. I genitori, che erano degli artigiani, muoiono quando Eugène ha appena cinque anni. Cresciuto con i nonni, lavora come marinaio fino al 1878, quando si trasferisce a Parigi per entrare nel mondo del teatro. A causa di un'infezione alle corde vocali abbandona il teatro e si dedica, prima alla pittura e poi alla fotografia


Il suo progetto fotografico di mappatura per immagini della Vecchia Parigi inizia nel 1897 e segue fino alla sua morte nel 1927. Atget vende i suoi scatti i in giro per la città, soprattutto ai turisti, finché alcune istituzioni come la Bibliothèque historique de la ville de Paris iniziano ad acquisire i suoi lavori. Scarsamente compreso dai suoi contemporanei, muore in miseria nel 1927. 


Solo a partire dal 1921, il suo lavoro aveva ottiene l’attenzione del movimento surrealista. I surrealisti rimangono affascinati dalla capacità delle fotografie di Atget di rivelare il carattere profondamente straniante degli spazi ordinari. Dopo la morte di Atget, Berenice Abbott acquista molti negativi del fotografo e contribuisce alla diffusione del suo lavoro, scrivendo su di lui saggi e libri fotografici. 

L’opera fotografica di Eugène Atget 

Con la sua collezione di documenti visivi, costituita da quasi 10.000 lastre di vetro eseguite tra il 1857 e il 1927, Atget ha documentato, attraverso la memoria fotografica, l’anima di una Parigi che stava per cambiare. L’opera fotografia del fotografo francese è circoscritta all’interno del perimetro della “Vieux Paris” pre rivoluzionaria, quella antecedente alle radicali trasformazioni urbane imposte dal barone Haussmann


Immagini che mostrano, le strade, i sobborghi, le insegne, gli hotel e i bordelli. Atget fotografa spesso gli stessi luoghi da differenti punti di vista e in diversi momenti. La Parigi di Atget, tuttavia, appare silenziosa e misteriosa. Le immagini vedono la quasi totale assenza della figura umana. Il centro urbano appare avvolto in un vuoto, quasi metafisico. Atget scattava soprattutto all’alba o nelle prime ore del giorno, ricercando, con cura, gli spazi non affollati della città. 


Il fotografo francese predilige, spesso, la costruzione di campi visivi piuttosto ampi, che tendono a suggerire l’atmosfera dell’ambiente.  Solo a volte si concentra sui dettagli. Si serviva di una macchina 18 x 24 a soffietto ed un sistema di lenti che consentiva di cambiare lunghezza focale, creando, spesso, delle caratteristiche vignettature nei bordi dell’inquadratura. 


Le stampe di Atget si distinguono per le profonde ombre e le luci slavate. Anche se molti ipotizzano che questo effetto sia dovuto ad una tecnica di stampa superficiale, costituiscono un marchio stilistico e concettuale dell'autore. L’approssimazione contribuisce a sottolineare quell’alone di sogno e di mistero che contraddistingue le scene i suoi quadri. 


Le immagini di Atget sembrano anonime. Tuttavia ogni foto sembra nascondere al suo interno diversi elementi di interesse.  Lo spettatore si ritrova a vagare alla ricerca di un perché, per scoprire diverse stratificazioni dell'immagine. Berenice Abbott scrisse riguardo al suo lavoro: "Sarà ricordato come uno storico urbanista, un vero e proprio romantico amante di Parigi, il Balzac della fotocamera, dal cui lavoro siamo in grado di tessere una grande arazzo della civiltà francese ”.


Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.



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giovedì 6 aprile 2017

Timbro clone in Photoshop

Il Timbro Clone è uno strumento che permette di copiare una porzione di un livello per replicarla in un’altra area dello stesso, in modo immediato e veloce.


Nel video tutorial in basso dell'utente youtube SemplicPc potete vedere  come utilizzare questo tool per clonare con Photoshop.


Per guardare la lista dei tutorial per Photoshop già pubblicati nel Blog cliccate qui. Per vedere la guida completa di 50 video tutorial degli esperti Adobe Photoshop cliccate qui.
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martedì 4 aprile 2017

La vignetta fotografica: "L'ultimo scatto"

Continua la sezione del Blog dedicata al divertimento! Grazie ai contributi del vignettista Carlo Urzì che analizza tematiche relazionate alla fotografia attraverso l'occhio della satira. 

Errori da assistenti: "L'ultimo scatto"


Se volete vedere le altre vignette realizzata da Carlo Urzì, cliccate sui link sottostanti:
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lunedì 3 aprile 2017

Regolazione Curve di Photoshop

Scoprite come usare la regolazione Curve di Adobe Photoshop per regolare colori e tonalità di un'immagine e per aggiungere contrasto. Il comando Curve è uno dei principali strumenti utilizzati per correggere le nostre immagini in Photoshop.


Le curve regolano l’intera gamma tonale, dalle luci alle ombre, permettendo di accedere anche ai singoli canali che compongono l’immagine. Nei video tutorial in basso dell'utente youtube SemplicPc potete vedere due lezioni che spiegano in maniera semplice e dettagliata come utilizzare questo importante strumento di regolazione dell’immagine in Photoshop.




Per guardare la lista dei tutorial per Photoshop già pubblicati nel Blog cliccate qui. Per vedere la guida completa di 50 video tutorial degli esperti Adobe Photoshop cliccate qui.

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mercoledì 29 marzo 2017

Jacob Riis: padre della fotografia sociale

Quando nulla sembra aiutarmi, mi piace guardare uno spaccapietre e come martella la sua roccia, forse anche cento volte senza mai avvertire neanche una piccola crepa. Poi al cento-unesimo colpo, la pietra si spacca in due. E io so che non è stato l’ultimo colpo a spaccarla, ma tutti quelli che ci sono stati prima”.


Jacob Riis è famoso per avere documentato le misere condizioni di vita degli immigrati nei bassifondi di New York alla fine dell’Ottocento. E’ considerato uno dei padri della fotografia sociale. Quando parliamo di fotografia sociale non intendiamo un preciso genere fotografico, quanto piuttosto una ricerca fotografica che si caratterizza per una specifica sensibilità e un atteggiamento di fronte alla realtà sociale, volta a stimolare una reazione di fronte a delle specifiche condizioni umane. 

Jacob Riis nasce nel 1849 a Ribe, in Danimarca. Terzo di quindici fratelli lavora come falegname, prima di emigrare, in cerca di fortuna, negli Stati Uniti nel 1870, all’età̀ di ventuno anni. Qui i sogni che lo avevano spinto alla partenza si scontrano con una dura realtà fatta di povertà. New York stava vivendo un incontrollato flusso migratorio interno ed esterno. A causa della crisi determinata dalla guerra civile, vi era stato un esodo dei contadini verso la città. Ad esso, si aggiungeva il flusso continuo di migranti provenienti dal Vecchio Continente.


Jacob lavora come minatore, carpentiere e venditore ambulante. Nel 1877 diventa giornalista di cronaca nera per il New York Tribune. Riis manifesta da subito interesse per la condizione di miseria in cui erano costretti a vivere gli abitanti del Lower East Side. Consapevole di come il solo uso della parola scritta non avesse abbastanza potere di convinzione, decidere di aggiungere alle sue storie le immagini fotografiche. I suoi articoli e le sue foto dei bassifondi newyorkesi, redatti per la rivista Scribner’s Magazine e sul New York Sun confluiranno nel libro “Come vive l’altra metà” (How the Other Half Lives), pubblicato nel 1890 da parte della casa editrice Charles Scribner’s Sons.

Il libro: "Come vive l’altra metà"

Al momento della pubblicazione del libro, le tecniche di riproduzione tipografica delle fotografie lasciavano ancora molto a desiderare. Delle 35 immagini che lo illustrano, solo sedici furono stampate a mezza tinta, con una qualità abbastanza bassa, mentre le restanti furono pubblicate sotto forma di disegni tratti dalle stesse foto.


Attraverso la sua indagine, Riis voleva dimostrare come gli indigenti lasciati in quello stato potessero essere pericolosi per la città. Le vicende che Jacob Riis porta alla luce non sono solamente umane. La sua indagine abbraccia la struttura architettonica ed urbana. Il libro viene corredato anche da piante della città e dati statistici che analizzano la struttura degli slums di New York. Il successo è immediato: nei seguenti 5 anni, vengono pubblicate 11 edizioni del libro. Theodore Roosevelt, allora Commissario della polizia di New York, decide di chiudere gli squallidi ospizi per poveri gestiti dalle forze di polizia.


Facendo appello alle coscienze e alle paure della classe medio-alta, la denuncia di Riis sortisce l’effetto desiderato, contribuendo all’attuazione di un piano di progressivo adeguamento delle abitazioni a delle condizioni più umane. Come scrive Gisèle Freund: «Per la prima volta la fotografia diventa un’arma nella lotta per il miglioramento delle condizioni di vita degli strati poveri della società». 


Riis continua le sue campagne riformiste, sia attraverso varie conferenze, che per mezzo della pubblicazione di un secondo libro: “Children of the Poor”. Nonostante il grande successo in vita, dopo la sua morte, le sue fotografie cadono nel dimenticatoio.Vengono riscoperte soltanto nel 1947, quando il fotografo Alexander Allan, impegnato a documentare il passato delle comunità etniche newyorchesi, si imbatte in una copia di How the Other Half Lives, in un negozio di libri usati.


Riis fu uno dei primi in America ad usare un flash a polvere di magnesio. Egli stesso, con il suo compagno Henry G. Piffard, aveva modificato la formula inventata in Germania nel 1887, per rendendola meno pericolosa. La luce rivela spietata gli squallidi interni e i vicoli scuri, teatro delle vite degli indigenti. Lo sguardo di Riis irrompe, a volte, all’interno delle scene, riuscendo a cogliere i momenti nascosti dalle tenebre, come nella foto An All-Night Two-Cent Restaurant (vedi in basso).


Riis coglie un momento in cui il mondo, nascosto dal buoi, si presenta senza difese, fotografando un ristorante che permetteva di dormire sui tavoli per soli due centesimi. Altre volte le immagini di Jacob Riis cercano la posa, cercano la forza emotiva attraverso l'estetizzazione della tragedia. Sembrano quasi ricercare un linguaggio che non sia mai troppo crudo e aspro, per consentire una visione velata ad un pubblico che rigetterebbe l'orrore della realtà.


Per vedere il lavoro completo dell'autore, vi rimando qui. Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.
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venerdì 24 marzo 2017

Fotografia panoramica con Photoshop

Spesso capita di trovarsi di fronte a meravigliosi panorami senza avere l'attrezzatura adatta per effettuare delle foto panoramiche. Adobe Photoshop ci permettere di ovviare a questo problema. Possiamo infatti fare delle foto in sequenza, senza la necessità di un cavalletto, e unirle successivamente in post-produzione.

Creare una foto panoramica con Photoshop

Nel video in basso dell'utente youtube SemplicPc potete vedere i passaggi per creare una foto panoramica con Photoshop.


Per guardare la lista dei tutorial per Photoshop già pubblicati nel Blog cliccate qui. Per vedere la guida completa di 50 video tutorial degli esperti Adobe Photoshop cliccate qui.
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giovedì 16 marzo 2017

August Sander: Maestro della fotografia di ritratto

La fotografia è come un mosaico che diventa sintesi solo quando viene presentato in un insieme


August Sander è considerato uno dei più importanti fotografi ritrattisti del XX secolo. Sander nasce il 17 novembre 1876 a Herdorf, una piccola cittadina industriale della Renania-Palatinato, con un ricco bacino minerario. Segue dapprima le orme del padre, che lavorava come armatore nelle gallerie minerarie, lavorando come operaio nelle stesse miniere. Qui entra in contatto con la fotografia, imparando i primi rudimenti, assistendo un fotografo che lavorava per la compagnia mineraria. Col supporto finanziario di suo zio compra l'attrezzatura fotografica e allestisce la sua prima camera oscura. Studia pittura a Dresda e nel 1902 apre il suo primo studio fotografico a Linz, dove fotografa l’emergente classe media metropolitana. Nel 1910 si sposta a Colonia. Dopo aver acquisito una solida fama di fotografo commerciale, si discosta ben presto dalle tecniche proprie dell'estetica pittorialista del tempo, optando per un tipo di ritrattistica che esalta le qualità descrittive e documentarie del mezzo fotografico. 


Nei primi anni Venti la frequentazione con un gruppo di artisti (“Gruppo degli Artisti Progressivi”) contribuisce alla pianificazione e concettualizzazione di un catalogo della società contemporanea attraverso una serie di ritratti. Il progetto di Sander era quello di realizzare una sorta di enciclopedia per immagini dell’uomo del XX secolo e si sarebbe dovuto comporre di 45 album, di dodici fotografie ciascuno. Sander divide la sua ricerca in sette gruppi principali: il contadino, l’operaio, la donna, le posizioni sociali, l’artista, la grande città e i diseredati. 


Il primo gruppo di queste immagini viene pubblicato nel 1929 con il titolo Antlitz der Zeit” (Volto del tempo), dalla casa editrice Trasmare Verlag di Monaco. Sander costruisce un ritratto della società della Repubblica di Weimar, attraverso la rappresentazione archetipa dell’individuo in classi sociali, professioni e mestieri. Nel ritrarre un singolo individuo, si propone di rappresentare, attraverso quell’individuo, un prototipo della classe sociale cui quell’individuo appartiene. Se oggi il fatto di rappresentare la società attraverso la professione ci sembra poco attinente alla realtà, all’epoca di Sander la mobilita sociale era inesistente e la professione di un individuo era considerata parte integrante della sua identità. 


La classificazione e l’ordinamento delle cose naturali sono delle necessità ancestrali che si manifestano ossessivamente nella cultura umana. Nonostante l’intenzione classificatoria di Sander nasca senza un’intenzione politica, la sua ricerca ha il merito di spostare l’attenzione sulla funzione sociale, piuttosto che estetica della fotografia, per costruire un’immagine fedele della propria epoca.


I volti fotografi da Sander nascondono un profondo turbamento, frutto di un momento storico, caratterizzato dalla perdita di fiducia e da un senso di angoscia, riflesso delle ferite inflitte dalla I guerra mondiale e il dramma della successiva crisi economica. Contrariamente ad altri fotografi documentaristi del passato, Sander non si concentra solo sulle classi meno abbienti, sulla miseria e le situazioni marginali della società, mettendo sullo stesso piano: nobili, disoccupati, manovali, studenti e senza tetto.


Servendosi dell’uso della tecnica del Dagherrotipo, il fotografo tedesco pone l’accento sull’importanza della copia unica e del suo grande valore archetipo. I ritratti di August Sander non cercano alcuna sperimentazione o teatralizzazione attraverso la luce e la composizione. I tipi di uomini vengono ritrattati al centro dell’inquadratura, frontalmente, con lo sfondo fuori fuoco.


Il libro, accompagnato da un‘introduzione di Alfred Döblin, riscuote subito successo di pubblico e critica. Tuttavia, con l’avvento del nazismo nel 1933, le sorti per Sander cambiano improvvisamente. Il nome del fotografo tedesco viene incluso nella lista degli artisti “ degenerati”. Il regime nazionalsocialista mette al bando l’opera del fotografo, sequestrando il libro e distruggendo le lastre originali. Le immagini di Antlitz der Zeit costituivano, infatti, un manifesto in estrema antitesi con la purezza e la bellezza della proclamata razza ariana, in quanto ritraevano uno accanto all’altro il tedesco, l’ebreo, il comunista, il rivoluzionario, lo zingaro. Suo figlio Erich, che era un membro del partito di sinistra Sozialistischen Arbeiterpartei Deutschlands (SAP), viene arrestato nel 1934 e muore qualche anno dopo durante l’espiazione della condanna in prigionia.


Sander abbandona il progetto e si dedica alla fotografia di paesaggio. Nel 1944 un bombardamento distrugge il suo studio a Colonia. Si ritira in campagnia, a Kuchhausen nel Westerwald. Il suo nome viene quasi dimenticato fino al 1951, quando, durante la fiera internazionale di Photokina vengono esposte alcune sue fotografie. Lo Stadtmuseum di Colonia acquista l'intero archivio delle sue vedute cittadine. Nel 1964, anno della morte, riceve il premio alla cultura della Deutsche Gesellschaft für Photographie. Nel 1969 il Museum of Modern Art di New York gli dedica una grande retrospettiva.


Rimangono i volti delle persone che ci guardano a distanza del tempo. Volti che ci attraggono e affascinano ancora oggi, attraverso il mistero che lega le loro storie, di fronte alle difficoltà di conoscere e definire le loro emozioni. Rimane la grande "livella" della morte che inevitabilmente ha segnato il destino dei personaggi, restituendoci un’immagine che ha perso il carattere tipologico per diventare universale.


Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.
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lunedì 13 marzo 2017

La vignetta fotografica: "La Copertina"

Continua la sezione del Blog dedicata al divertimento! Grazie ai contributi del vignettista Carlo Urzì che analizza tematiche relazionate alla fotografia attraverso l'occhio della satira. 

Errori da assistenti: "La Copertina"


Se volete vedere le altre vignette realizzata da Carlo Urzì, cliccate sui link sottostanti:
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mercoledì 1 marzo 2017

Tutorial Photoshop: contrasto, nitidezza e colori con LAB

Il metodo di colore LAB si basa sulla percezione umana dei colori. I valori numerici dello spazio Lab descrivono tutti i colori percepiti da una persona con una visione normale. Si tratta di un metodo sviluppato dalla CIE (Commission Internationale d’Eclairage)


Il metodo LAB di Photoshop ha un componente di luminosità (L) compresa tra 0 e 100. Possiamo utilizzare questo metodo di colore per effettuare produttivamente alcune modifiche nelle foto in Photoshop. In basso potete vedere un video realizzato dall'utente youtube "Emanuele Brilli Photoshop and Photography", dove viene mostrato come regolare contrasto e colori col metodo di colore LAB e aggiungere nitidezza col metodo di colore LAB.



Per guardare la lista degli altri tutorial di photoshop già pubblicati nel Blog cliccate qui. Per vedere la guida completa di 50 video tutorial degli esperti Adobe Photoshop cliccate qui.
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mercoledì 22 febbraio 2017

La fotografia di Juan Rulfo

Conosciuto in tutto il mondo per il suo talento letterario, Juan Rulfo ha generato nell’arco della sua vita un interessante corpo di lavoro fotografico. Ci ha lasciato un’eredità di oltre sei mila negativi, creati nello stesso periodo della sua produzione scritta, che spaziano dai paesaggi naturali a quelli umani, dalle architetture preispaniche a quelle coloniali.


Nato nel 1917 a Sayula, nello stato di Jalisco, in Messico, Juan rimane orfano da piccolo. I suoi genitori vengono uccisi durante la rivolta dei Cristeros. Il giovane Juan va a vivere prima dalla nonna a Guadalajara, e alla sua morte in un orfanotrofio. Dal 1934 frequenta da uditore l'Antico Collegio di Sant'Ildelfonso di Città del Messico.

Le sue uniche opere letterarie pubblicate in vita sono due romanzi, El llano en llamas (1953) e Pedro Páramo(1955), entrambi diventati due classici della letteratura mondiale. Vincitore del Premio Nazionale per la Letteratura nel 1970 e del Premio Cervantes nel 1985, Rulfo è considerato il maggiore scrittore messicano del novecento


La percezione e l'interpretazione del suo lavoro fotografico vengono inevitabilmente invase dall'universo delle immagini mentali generate dalla produzione letteraria. La malinconia è lo scenario comune delle sue storie. Le sue fotografie costituiscono un importante documento della realtà cupa delle zone rurali del Messico tra gli anni 40 e 50. Gli scatti in bianco e nero affrontano la devastazione umana e geografica, il fatalismo, la disperazione e il degrado umano di un Paese. Allo stesso tempo, Rulfo s’interessa alla fotografia di architettura e i suoi scatti raccontano la colonizzazione con uno sguardo critico.


La cura della composizione, la nitidezza della messa a fuoco e un certo romanticismo nella presentazione dei soggetti fotografati sono i tratti caratteristici della produzione stilistica del fotografo messicano. 

Sebbene la fotografia sia stata molto importante per l’autore, lo stesso la riteneva come qualcosa di privato. I suoi scatti sono pertanto rimasti quasi sconosciuti fino al 1980, quando l'Istituto Nazionale di Belle Arti in Messico ha organizzato una mostra del suo lavoro fotografico. 


Dopo la morte di Juan Rulfo nel 1986, la sua eredità fotografica è stata conservata dalla fondazione che prende il suo nome. A fronte di un rinnovato interesse per la fotografia di Juan Rulfo, diverse mostre sono state organizzate in giro per il mondo e sono nati due volumi dalla selezione dei suoi scatti:  Juan Rulfo: Letras e imágenes, curato da Víctor Jiménez (2002) e 100 fotografías de Juan Rulfo curato da Andrew Dempsey e Daniele De Luigi (2010). 


Se volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica vi rimando alla sezione del blog Fotoartistica.


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venerdì 17 febbraio 2017

Corso fotografia MOMA gratuito

Il MOMA (Museum of Modern Art) di New York ha pubblicato sulla piattaforma Coursera un interessante corso di fotografia, accessibile gratuitamente. Il corso, dal titolo “Seeing Through Photographs” (vedere attraverso le fotografie), affronta il divario tra il vedere e capire un'immagine fotografica.


Il corso, tenuto da Sarah Meister, Curator del dipartimento di Fotografia del museo, offre un percorso di studio utile a comprendere il significato delle immagini e imparare tecniche e modelli di narrazione attraverso la comprensione delle stesse. Utilizzando alcune delle opere della vasta collezione del MoMA come punto di partenza, il corso vuole incoraggiare i partecipanti a capire come guardare criticamente le immagini. I temi delle sei lezioni del corso sono: 1) Introduction to Seeing Through Photographs; 2) One Subject, Many Perspectives; 3) Documentary Photography; 4) Pictures of People; 5) Constructing Narratives and Challenging Histories; 6) Ocean of Images: Photography and Contemporary Culture. 


Il corso è gratuito ( per accedere alla piattaforma clicca qui). Tuttavia se volete rilasciato il certificato, dovete pagare 45 dollari.  Se siete interessati ad altri corsi gratuiti di fotografia online, vi rinviamo al corso gratuito di fotografia digitale di Harvard e a quello di fotografia digitale dell'Università di Stanford
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lunedì 13 febbraio 2017

Pixlplay: lo smartphone diventa una fotocamera 35mm

Grazie ad un interessante progetto su Kickstarter è possibile trasformare qualsiasi smartphone in una fotocamera 35 mm. Pixlplay è un custodia per smartphone progettata per rendere il telefono  come una fotocamera 35 mm classica. Un'idea pensato per introdurre alla fotografia digitale i bambini. Quasi tutti abbiamo, infatti, uno smartphone vecchio abbandonato e inutilizzato. Grazie a Pixlplay possiamo ridargli vita e trasformarlo in una semplice fotocamera digitale.


Pixlplay è dotato di una presa ergonomica di gomma, un cinturino da polso e uno schermo di protezione integrata per la fotocamera. Il pulsante di scatto  è collegato al telefono con un jack audio da 3,5 mm. La parte software include un app iOS per aggiungere adesivi, oggetti di scena e cornici alle foto. Per quanto riguarda gli utenti Android e Windows, Pixlplay è compatibile con tutte le applicazioni sul mercato. Si può utilizzare su i telefoni di dimensioni standard. È possibile controllare l'intero elenco di compatibilità di dimensioni, qui


Un prodotto per condividere l'amore per la fotografia con i bambini ad un prezzo modico. Il prezzo lancio è di $ 25. La spedizione del prodotto è prevista a partire da giugno 2017.
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venerdì 10 febbraio 2017

I migliori documentari sulla fotografia

I documentari sono un buon metodo per approfondire alcuni aspetti della fotografia. Esistono diversi film documentari che raccontano il mondo della fotografia. Di seguito un nutrito elenco in ordine casuale.


migliori film  documentari che parlano di fotografi e fotografia:

The Mexican Suitcase [2011]

La storia di tre valigie perse nel caos dell'inizio della seconda guerra mondiale e ritrovate nel 2007, contenenti molti dei negativi della guerra civile spagnola del leggendario fotografo Robert Capa e dei colleghi Gerda Taro  e David "Chim" Seymour.

The Woodman [2010]

Dopo il suicidio della figlia Francesca Woodman, i genitori, il fratello e gli amici ne raccontano la storia e il percorso artistico. Il carattere volubile e  i suoi chiaroscuri emergono dalle pagine del suo diario e dai suoi scatti. Un documentario intenso e toccante.

Manufactured Landscapes [2006]

Di fama internazionale per le sue grandi fotografie di paesaggi lavorati -cave, cantieri di ricclaggio, fabbriche, miniere e dighe - Edward Burtynsky crea arte fotografica con materiali e detriti della civiltà. Il film lo segue attraverso la Cina, riflettendo sugli effetti della massiccia rivoluzione industriale.

Richard Avedon: Darkness and Light [1996]

Il documentario racconta la storia di Richard Avedon, uno dei fotografi più influenti e innovativi nel settore della moda. Il documentario, visibile interamente su YouTube,  è  uno sguardo affascinante nella mente e nel processo di lavoro di uno dei grandi maestri della fotografia.

What Remains: The Life and Work of Sally Mann [2008]

Sally Mann crea opere d'arte che sfidano i valori e la morale degli spettatori. Definita dalla rivista Time come "il più grande fotografo americano",  Sally Mann  è balzata alla ribalta internazionale, nel 1992,  con "Immediate Family", una serie di immagini complesse ed enigmatiche dei suoi figli. Questo lavoro, e la polemica che ne seguì, furono raccontati nel pluripremiato cortometraggio di Steven Cantor: "Blood Ties". What Remains segue la nuova serie fotografica dell'artista americana che indaga vari aspetti della morte e della decomposizione.

Smash His Camera (2010)

Il mondo è ossessionato dalla fama e di questa ossessione Ron Galella ne ha fatto una professione, faticosa e spietata. La storia del tanto celebre paparazzo Ron Galella, è uno spunto per parlare di questioni quali la privacy, la libertà di stampa e il culto della celebrità.

Annie Leibovitz – Life Through a Lens [2006]

Annie Leibovitz ha fotografato generazioni di artisti, musicisti e celebrità con uno smisurato talento visivo, capacità di invenzione e di innovazione del genere. Il documentario, diretto dalla sorella Barbara nel 2006, ripercorre la carriera e la vita della celebre fotografa americana. 

Born into Brothels [2004]

Le persone più marchiate nel quartiere a luci rosse di Calcutta, non sono le prostitute, ma i loro figli. Di fronte alla miseria più nera, agli abusi e alla disperazione, questi bambini hanno pochissime possibilità di sfuggire allo stesso destino della madre e crearsi un’esistenza diversa. Zana Briski, fotografa professionista, regala ai bambini una macchina fotografica e impartisce lezioni, insegnando loro ad apprezzare la bellezza e la dignità della loro espressività, rendendo la fotografia un mezzo di emancipazione.

War Photographer [2001]

Il ritratto del fotografo di guerra James Nachtwey. Per oltre due anni il regista svizzero Christian Frei ha seguito il noto fotografo di guerra raccontandoci paure, motivazioni e difficoltà del suo lavoro.

William Egglestone – In the real world [2004]

Il film rivela il profondo legame tra la personalità di William Eggleston e il suo lavoro. Scopriamo un artista timido ma allo stesso tempo eclettico. Visibile interamente su Youtube.


Bill Cunningham New York [2010]

Bill Cunningham ha immortalato per mezzo secolo, nelle strade di New York, la società, raccontandone i cambi attraverso i vestiti. Il documentario di un fotografo umile e caratteristico, icona della street style, ma al di fuori dello show biz.


Jerry & Maggie: This Is Not Photography [2012]

Jerry Uelsmann crea opere d'arte fondendo più negativi con l'uso degli  ingranditori mentre Maggie Taylor utilizza scanner e photoshop per la sua arte. Un documentario che esplora sia gli aspetti tecnici che quelli sentimentali della relazione tra due grandi voci nel campo della fotografia.

Rivers and Tides [2001]

Documentario sull'artista britannico Andy Goldsworthy, che crea sculture intricate ed effimere da materiali naturali come rocce, foglie, fiori e ghiaccio, che vengono immortalate attraverso le foto prima di essere distrutte dalla stessa natura.

Henri Cartier-Bresson: The Impassioned Eye [2006]

Alla sua morte nel 2004, all'età di 96 anni, Henri Cartier-Bresson fu pianto come "l'occhio del secolo". In questo documentario del regista Heinz Bütler, il fotografo francese ripercorre i suoi celebri scatti e e le storie nascoste che li precedono.

Finding Vivian Maier [2013]

La fantastica storia di Vivian Maier è sbocciata a sorpresa nelle mani di un giovane storiografo della città di Chicago, John Maloof. Il film racconta come John Maloof, fortunosamente, scopre centinaia di negativi di questa eccentrica bambinaia di Chicago e cerca di ricostruirne la vita. Visibile su Youtube in italiano.

The Many Lives of William Klein (2012)

Il fotografo William Klein, uno dei pionieri della fotografia di strada,  racconta le "varie vite" della sua carriera. Documentario visibile interamente su Youtube.

Arakimentari [2004]

Nobuyoshi Araki è il più famoso e noto fotografo giapponese. Arakimentari è un film Travis Klose, che offre uno sguardo sulla vita e sul modo di lavorare di Araki. Documentario visibile interamente  con sottotitoli in Italiano su Youtube.

Il sale della terra [2014]

Accompagnato dal figlio Juliano, il fotografo brasiliano Sebastião Salgado si avventura in luoghi incontaminati mentre risponde alle domande del figlio sul suo lavoro che, diventato uno stile di vita, lo ha tenuto lontano dalla sua famiglia. Nonostante il rapporto tra padre e figlio sia incerto e teso, entrambi a poco a poco riscopriranno il forte legame che li lega mentre scoprono uno stato ancestrale della natura, pieno di creature mitiche e comunità umane isolate.

Mapplethorpe: Look at the Pictures [2016]

Il lavoro fotografico di Robert Mapplethorpe è carico di tensione sensuale, armonia estetica e provocazione. Questo documentario ripercorre la vita dell'artista, dall'infanzia fino alla morte di AIDS nel 1989.

Quali sono i vostri documentari preferiti sulla fotografia? 

Se volete, inoltre, scoprire quali sono i film che maggiormente hanno parlato o si sono ispirati all’arte fotografica, vi rimando a un post sui migliori film sulla fotografia.
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