lunedì 16 dicembre 2013

Le migliori foto del 2013: Reuters

Stiamo giungendo alla fine dell'anno 2013 ed è già tempo di classifiche, Come di consueto, una delle agenzie di stampa più famose al mondo, la Reuters, ha pubblicato le foto più belle scattate dai suoi fotografi sparsi in tutto il mondo. La Reuters è un'agenzia di stampa britannica, fa parte del gruppo Reuters Group plc con sede a Londra. I Fotografi dell’agenzia Reuters producono oltre mezzo milione di immagini ogni anno. Alcune di queste immagini definiscono un evento, altre catturano un momento rivelando aspetti ulteriori della condizione umana. Ve ne mostriamo una piccola selezione:

JORGE CABRERA, Honduras

DAMIR SAGOLJ, Myanmar

CARLOS BARRIA, China

NOOR KHAMIS, Kenya


UCY NICHOLSON, United States


MUZAFFAR SALMAN, Syria

STEVE NESIUS, United States

Vi rinvio al questo link per la gallery completa.

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giovedì 12 dicembre 2013

Diane Arbus: Maestri della Fotografia

"Se io fossi semplicemente curiosa, mi sarebbe assai difficile dire a qualcuno: voglio venire a casa tua, farti parlare e indurti a raccontare la storia della tua vita. Mi direbbero: tu sei matta. E in più starebbero molto sulle loro. Ma la macchina fotografica dà una specie di licenza. Tanta gente vuole che le si presti molta attenzione, e questo è un tipo ragionevole di attenzione da prestare”....“Una fotografia è un segreto che parla di un segreto, più essa racconta, meno è possibile conoscere”.

Diane Nemerov Arbus è unanimemente considerata uno dei maestri della fotografia del ventesimo secolo. Diane nasce il 14 marzo 1923 da una ricca famiglia ebrea di origine polacca, proprietaria della catena di negozi di pellicce, chiamata “Russek’s". All’età di quattordici anni incontra Allan Arbus, che sposerà compiuti i diciotto, nonostante l’opposizione della famiglia. Da lui impara il mestiere di fotografa, lavorando insieme a lungo nel campo della moda per riviste come Vogue, Harper’s Bazaar e Glamour.
Dal 1957, dopo la separazione dal marito, Diane decide di conservare il cognome e dedicarsi ad una ricerca artistica personale, muovendosi attraverso la scoperta di sentieri sconosciuti a una ragazza di famiglia agiata che aveva ricevuto una rigida educazione. Diane viene attratta da un mondo oscuro, parallelo a quello della sua "normalità". Nel 1963 e nel 1966 riceve la borsa di studio dalla fondazione Guggenheim. Pubblica le sue immagini su riviste come Esquire, New York Times, Newsweek e Sunday Times.
Negli ultimi anni, vittima dell’epatite e di frequenti crisi depressive, si toglie la vita il 26 luglio del 1971, ingerendo una forte dose di barbiturici e incidendosi le vene dei polsi. L’anno seguente la sua morte il MOMA le dedica un’ampia retrospettiva. Subito dopo sarà la prima tra i fotografi americani ad essere ospitata dalla Biennale di Venezia. L'intero archivio di Diane Arbus è conservato alla Metropolitan Museum di New York
La fotografia di Diane Arbus si caratterizza per una visione precisa inconfondibile. Diane abbandona i vellutati studi fotografici per immergersi nella città di New York. Dal centro alla periferia la Arbus analizza con occhi nuovi la realtà cittadina, piena di bizzarri personaggi, fotografando il proibito per restituirlo nella carta fotografica. Prostitute, emarginati e freaks diventano l'ossessione della fotografa newyorkese. 
Una fotografia innovativa non solo per i soggetti. La fotografa americana abbandona la soffusa luce naturale, preferendo i forti contrasti del flash in esterno, di notte e di giorno. Fino al 62 usa una 35 mm Nikon per passare a una medio formato 6x6, prima una Rolleiflex biottica, poi una Mamiya C33 e dal 70 anche una Pentax 6x7. Nonostante la macchina fotografica di Diane immortali, a volte senza un'apparente compassione, l'incontro con il deforme e il perverso, insistendo sui particolari disturbanti dell'altro, nella continua ricerca della deformità nell'apparente normalità, ogni suo scatto ha la capacità di entrare in intima connessione con il soggetto.

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venerdì 22 novembre 2013

I ritratti di Vanessa Winship

"Amo considerare il mio lavoro come qualcosa di molto vicino alla narrazione, sebbene non segua sempre le strutture convenzionali della narrativa. E’ qualcosa di politico, a volte personale, e qualche volta un’insieme delle due cose. Generalmente, il soggetto prende spunto dalla realtà, sebbene il mio intento sia quello di inserire l’idea di finzione all’interno del contesto reale".
Vanessa Winship è una talentuosa fotografa inglese. Dopo la laurea con lode in fotografia, film e video al Polytechnic of Central di Londra, Vanessa inizia a lavorare come fotografa freelance. Dal 2005 fa parte della prestigiosa agenzia VU di Parigi
Vincitrice di due premi World Press Photo, il primo nel 1998 e l’ultimo nel 2008, menzione d’onore del Oskar Barnack Award nel 2003, per il suo « Albanian Landscape », Vanessa ha ricevuto « l’Iris D’Or » dal Sony World Photography Awards come fotografo dell’anno nel 2008. 
Le immagini di Vanessa Winship affrontano tematiche inerenti ai concetti di confine, identità, memoria e storia. In un riuscito mix di onestà documentaria e squisita arte, Vanessa Winship ha realizzato un viaggio lungo le coste del Mar Nero, attraversando ben sei nazioni dalla Turchia alla Georgia. Il reportage che racconta la vita quotidiana degli abitanti ha dato vita al suo primo libro Schwarzes Meer.
 Il libro raccoglie storie di individui che sembrano combattere in un modo o in un altro per la loro appartenenza. Nella serie The Sweet Nothings, Vanessa ritrae giovani studentesse di quella che eufemisticamente viene chiamata “the emergency area”: la zona di confine della Turchia con Iran, Iraq e Armenia. I visi di queste giovani studentesse raccontano la storia di una linea di confine. 
I loro sguardi espressione delle generazioni passate, presenti e future, ci trascinano in un mondo rurale dove l'unico decoro è il colletto di pizzo ricamato della divisa scolastica. La divisa scolare dei loro vestitini blu, la stessa che caratterizza ogni città o villaggio turco. Visi di ragazze al confine, non solo in senso geografico. Un confine da possibili mondi paralleli. Le immagini frontali si caratterizzano per un taglio ampio tale da catturare i soggetti dalla testa ai piedi, comprendendone l'ambiente circostante.
Prima donna nel 2011a vincere il Premio Henry Cartier Bresson, per più di un anno Vanessa Winship ha viaggiato negli Stati Uniti, dalla California alla Virginia, dal New Mexico al Montana, alla ricerca dei vari aspetti dell'American Dream.

La serie che raccoglie questo viaggio fotografico si intitola: She Dances on Jackson. La fotografa inglese ritratta le sfumature fugaci della provincia americana, vite ordinarie e scoperte casuali, servendosi di un tono intimo e sincero, nel tentativo di comprendere il legame tra territorio e i suoi abitanti. Il risultato è un fantastico gioiello, un' opera preziosa e suggestiva, che vive nell' interazione lirica e cadenzata tra paesaggio e ritratto.
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lunedì 4 novembre 2013

La fotografia di Victor Cobo

La fotografia di Victor Cobo si concentra sui margini della società americana rivelandone passioni, paure e desideri. Le immagini di Victor Cobo ci conducono alla scoperta di luoghi reali e immaginari, attraverso un percorso che non comporta solamente uno spostamento fisico, ma anche un passaggio psicologico ed emotivo. 
Nato nel 1971 a Melbourne, in Florida, da madre Spagnola e padre Americano, Victor Cobo vive e lavora a New York City. Nel 1999 viene licenziato dal suo primo lavoro per essere stato sorpreso con delle fotografie inappropriate che aveva scattato per strada. Da quel momento Victor si è concentrato sui margini della società, facendo degli outsider i compagni dei suoi diari fotografici. 
Nel 2007 è stato il vincitore della borsa di studio Aaron Siskind per fotografi. Le fotografie di Cobo sono state esposte a livello nazionale e internazionale in luoghi prestigiosi come il Museo di Fine Arts di Houston, il Museo d'Arte di Akron, il Berkeley Art Museum & Pacific Film Archive e l'Amon Carter Museum, oltre a far parte di numerose collezioni private.
Nel 2009 l'Amon Carter Museum ha presentato il suo lavoro in una mostra collettiva dal titolo "Capolavori della fotografia americana," accanto ad artisti come Walker Evans, Lee Friedlander , Robert Frank e Diane Arbus. 
Le immagini del fotografo americano raccontano il divario tra l'amore e il desiderio, tra la bellezza e l'orrore, tra il cielo e il paradiso. La solitudine di corpi che cercano calore in attimi fugaci di godimento. 
Nell'esplorare lo scambio dei corpi, Cobo racconta il vuoto delle emozioni. Motel, coppie, corpi nudi e soli, bondage e sado maso, dove vittima e carnefice si scambiano i ruoli, diventano i soggetti della ricerca del fotografo. Su questi personaggi Cobo spara la sua macchina fotografica con un flash diretto, che rende la scena drammatica e misteriosa
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito web del fotografo per avere una visione completa del suo lavoro.
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giovedì 24 ottobre 2013

Le sculture fotografiche di Aimée Beaubien

"Essenzialmente il ritaglio inizia quando alzo la mia macchina fotografica per registrare. Qualcosa viene inevitabilmente lasciato fuori dalla cornice. Quando visualizzo un'immagine il mio occhio sceglie un percorso attraverso quel piano bidimensionale. Faccio immagini di cose e poi taglio fisicamente le stesse con forbici e coltelli, creando un collage provocatorio a metà strada tra distruzione e costruzione".

Aimée Beaubien  è un'artista che usa la fotografia per esplorare l'immagine in modo originale. Aimée ritaglia immagini, le unisce tra di loro e ne  fotografa il risultato. 
Le sue  interpretazioni scultore creano catene complesse che  si sovrappongono e si intersecano, rovesciando la struttura e il messaggio iniziale, al fine di crearne uno nuovo. I frammenti generati, uniti in una nuova matrice, si muovono tra il riconoscimento e l'astrazione
La fisicità di queste opere stratificate dà vita a percorsi esplorativi avvincenti. Aimée  è, anche, una professoressa associata della School of Art Institute diChicago, dove ha conseguito il  MFA nel 1993 e il BFA nel 1989. 
Il suo lavoro fotografico basato sul collage è stato esposto negli Stati Uniti, Spagna, Germania e in  Italia. Le sue immagini rappresentano modelli idiosincratici, metafore ondulatore delle emozioni. Ii ritmi e i modelli costruiti suggeriscono una logica interna e un ordine misterioso da definire.
 Come fossero dei codici creati per nascondere , le immagini di Aimée Beaubien rompono la illusione della superficie, guidandoci nei meandri misteriosi della mente umana. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per una visione completa della sua opera.
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mercoledì 16 ottobre 2013

Christophe Jacrot: Street Photography sotto la pioggia

"Mi piace il romanticismo della pioggia e della neve che cade. Sono attratto dall'universo visivo nascosto dietro di esso".  
La fotografia di Christophe Jacrot si serve delle condizioni climatiche più disparate per raccontare  un universo urbano nascosto. Un universo visivo poco utilizzato, ma dal grande potere evocativo, si nasconde a chi è occupato a cercare riparo.
 La città si trasforma. Cadono le tenebre e tra i  riflessi delle strade fradice o  tra  le pozzanghere increspate dalla pioggia gli uomini si aggirano come fantasmi mossi dagli azzardi meteorologici.  
Un approccio alla Street Photography che se da una parte fa riferimento alle correnti umanistiche, dall'altro si avvicina alle pittorialiste, costruendo dimensioni vagamente pittoriche, quasi oniriche. 
Christophe Jacrot, che vive e lavora a Parigi, ha iniziato nel mondo del cinema prima di passare alla fotografia. Le sue immagini distorte dalla pioggia illuminano un mondo capovolto, che sembra una realtà speculare
Di grande impatto le immagini scattate durante l'uragano Sandy a New York. Jacrot si trova nella Grande Mela quando l'uragano priva della luce interi quartieri. Immagini dalla bellezza spettrale  rivelano la fragilità della metropoli americana in balia della tempesta. L'impotenza di fronte alla forza della natura. 
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito del fotografo per una visione completa della sua opera.
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martedì 8 ottobre 2013

La transizione post comunista secondo Tamas Dezso

Tamas Dezso è un  fotografo documentarista ungherese che lavora su progetti a lungo termine incentrati sulla marginalità sociale dell'Europa dell'Est.
Le sue fotografie pubblicate tra gli altri sul "The NewYork Times", "National Geographic", "GEO" e "Le Monde Magazine" mostrano un talento fuori dal comune. Nato a Budapest nel 1978, Tamas  studia  per diventare un ingegnere,  ma catturato presto dal fascino della fotografia inizia a lavorare in quotidiani e riviste come reporter. 
Con"Here, Anywhere", il fotografo ungherese esplora l'atmosfera del suo paese dopo la transizione post-comunista. Il clima  di euforia, speranze e promesse con l''introduzione della democrazia nel 1990, viene sostituito dalla delusione diffusa e dalla frustrazione aggravata dalle attuali gravi difficoltà economiche.  
"Notes for an Epilogue" è un racconto tragico sulla perdita dell'identità di un popolo, un'analisi cruda sulla disgregazione delle tradizioni e del patrimonio fisico della Romania. Iniziata nel 2011, la serie presenta i paesaggi pastorali delle regioni isolate all'interno del paese. Le immagini di Dezsö presentano momenti silenziosi che alludono poeticamente a una triste realtà. Una realtà malinconica, che vive a metà strada tra il ricordo e quello che verrà e sembra appesa in un tempo dove tutto è immobile.
Il libro, che vanterà la collaborazione dello scrittrice Eszter Szablyar, uscirà il prossimo anno. Nell'attesa non ci resta che contemplare la bellezza delle foto.   
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.
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venerdì 27 settembre 2013

"Anna & Eve" di Viktoria Sorochinski

"Il mio lavoro è sempre  fortemente connesso alla gente. Mi interessano gli aspetti psicologici che tutti condividiamo e siamo costretti ad affrontare semplicemente perché siamo esseri umani". 
A causa delle tensioni politiche e religiose, Viktoria Sorochinski (1979 Ucraina) lascia l'Unione Sovietica con i suoi genitori nel 1990, all'età di 11 anni. Dopo un periodo trascorso in Israele, studia Belle Arti prima a Montreal, (BFA presso la ConcordiaUniversity di Montreal), poi a New York (MFA alla New York University nel 2008),dove risiede attualmente. 
"Anna & Eve" è un progetto narrativo cominciato nel 2005, in Canada, dove Viktoria inizia a fotografare una bambina, che allora aveva tre anni, e sua madre di 23 anni, anche loro di origini sovietiche. Il progetto, che continua ancora oggi, ha dato vita a differenti sottostorie. 
Tra fantasia e documento, Viktoria Sorochinski racconta le difficili dinamiche comportamentali che esistono tra madre e figlia. Da una parte  l’infanzia con il suo corollario di fantasie e di paure, dall'altra le difficoltà nell'imparare a essere madre. Sullo sfondo  tematiche come la ricerca d'identità e il profondo disagio per l'esilio, convivono con la messa in scena estetica delle immagini. 
Traendo spunto da miti, leggende e credenze popolari, Viktoria ritrae il mondo fantastico della bambina  giocando con  la percezione infantile del bene e del male. Il progetto evolve mentre la ragazza e la madre crescono, rimanendo fedele all'aria sognante e poetica. Tra atmosfere velate e colori intensi Viktoria  si va portavoce del mistero magico dell'intimità e della tensione che esiste tra l'inquietudine e la meraviglia.
 Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per una visione completa della sua opera.
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venerdì 20 settembre 2013

La fotografia di Boris Savelev

Boris Savelev è uno dei più conosciuti  fotografi russi contemporanei. Ex militare dell’aeronautica convertitosi alla fotografia, Savelev ha documentato l'exUnione Sovietica dalla Guerra Fredda ad oggi. 
Spesso descritto come un"osservatore realista",  Boris Savelev  è stato un maestro nel mescolare un freddo formalismo con un forte contenuto emotivo. Nato Chernivtsi in Ucraina, detta la "piccola Vienna", Savelev viene fortemente segnato dalla cultura yiddish della città natale. 
Si trasferisce a Mosca nel 1966 e dopo essersi laureato all'Istituto di Aeronautica, si avvicina alla fotografia. Le immagini del fotografo Ucraino sotto una veste costruttivista raccontano storie intrise di nostalgia e di precarietà
I personaggi di Savelev recitano un ruolo secondario, ridotti ad ombre o apparizioni fugaci. In primo piano vi sono gli scorci della città, gli angoli apparentemente anonimi che prendono vita attraverso la forma e la luce.  
Noto per sperimentare molto con la stampa, il fotografo Ucraino ha utilizzato mezzi e tecniche diverse. Tra le più innovative l'uso di una stampante multistrato  con inchiostro a  pigmento per stampare immagini su pannelli di alluminio che vengono rivestiti con gesso. Questo laborioso processo permette di produrre immagini con una grande profondità di colore e una vasta gamma di valori tonali
Il lavoro fotografico di Savelev gli ha fatto guadagnato un posto nelle più importanti collezioni internazionali in tutto il mondo, tra le quali: la Galley Corcoran di Washington, il Museum of Modern Art (MoMA), il Staatsgallerie di Stoccarda, il Museo Saarland a Saarbrücken. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.
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